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"Viaggio nella fedeltà dell'artigianato"

Museo della Ceramica della Tuscia
Palazzo Brugiotti | Via Cavour 67

orari da venerdì a domenica
10-13/15-18

“Il canto dello storno”

Dettagli

Viterbo

Docente: Prof.ssa Francesca Graziano

Liceo Artistico Statale Francesco Orioli

Gli Studenti

Cristian Angeli, Sofia Bakthtamian, Lina Belmonte, Leonardo Ceccacci, Alexandra Victoria Ciesiolkiewicz, Maria Rebecca Fuiorea, Giorgia Giordan, Sofia Annunziata
Ingrosso, Alessia Jacaj, Sofia Nutarelli, Francesca Onori, Elisa Savà, Domenico Scalise, Maria Sole Varani, Viola Visconti, Diego Zangari.

Guarda altri lavori

“Spine e battiti”

Cristina Anghi, Maram Ben Loussaief, Miriam Durigon

Descrizione dell’opera:
Due forme, due grida. Un cuore anatomico, realistico, avvolto da filo spinato: materia viva stretta dalla sofferenza, simbolo di un’umanità ferita ma ancora pulsante. Il rosso e il rosa della carne si oppongono al freddo metallo, evocando il conflitto tra emozione e costrizione, tra desiderio e limite. È un cuore che resiste, che non si arrende, che continua a battere nonostante le ferite.
Accanto, una forma astratta dorata, simmetrica e appuntita, esplode come una stella difensiva. Le sue spine si irradiano nello spazio, creando un equilibrio tra bellezza e pericolo. È luce che punge, energia che si espande ma non si lascia toccare. Un’essenza che brilla e si protegge, come un’anima che ha imparato a difendersi.
Queste due sculture dialogano tra loro: il cuore e la corazza, la carne e la luce, la vulnerabilità e la forza. Insieme raccontano un percorso interiore, una trasformazione emotiva e simbolica che attraversa il dolore per generare consapevolezza.

Così la forma si fa ferita, il colore custodisce la memoria. La materia racconta, e noi impariamo ad ascoltarla.

Liceo Artistico Statale Francesco Orioli

“Il malcontento di Viterbo”

Gaia La Spina

“Il malcontento di Viterbo”

Dipinto realizzato in acrilico su tela, formato 120 x 160 cm, caratterizzato da motivi vegetali e cromie espressive che sottolineano la componente simbolica dell’opera. Lo studente propone una riflessione sul declino culturale e sull’indifferenza contemporanea, contrapponendovi il valore della tradizione artistica etrusca. Il volto imbronciato e i motivi incolti esprimono il malcontento e la perdita di vitalità creativa, invitando al riscatto culturale e alla rinascita della città.

Liceo Artistico Statale Francesco Orioli

“Naturalmente”

Emily Roffilli

Liceo Artistico Statale Francesco Orioli

Laura Agostini ed Eva Fiammeri

Liceo Artistico Statale Francesco Orioli

“Eco del potere”

Arianna De Santis

“Eco del potere” è una rielaborazione contemporanea della testa di Cesare Augusto, realizzata in gesso con un’attenzione artigianale che unisce rigore tecnico e sensibilità espressiva. Partendo da una copia dal vero dell’originale classico, l’opera si distingue per l’aggiunta inattesa e provocatoria di due orecchie d’asino, un elemento che rompe la sacralità e la solennità tradizionale della figura imperiale.

Questa scelta simbolica introduce un forte elemento di ambiguità e critica: le orecchie d’asino, da sempre segno di ignoranza, follia o ridicolo nella tradizione culturale occidentale, diventano un espediente che sovverte l’immagine di potere e autorità. In questo modo, “Eco del potere” invita a una riflessione sul volto complesso e contraddittorio del comando, mettendo in discussione la sua presunta infallibilità e la distanza che il potere stesso tende a costruire rispetto alla realtà umana.

La realizzazione della scultura è frutto di un processo manuale meticoloso: dalla modellazione in argilla, passando per la creazione del calco e la finitura in gesso, ogni passaggio testimonia la conoscenza tecnica e la cura artigianale. La superficie dell’opera rende evidente la presenza viva del lavoro manuale, un dialogo costante tra tradizione e innovazione.

“Eco del potere” è dunque un omaggio al sapere artigianale, capace di trasformare un materiale semplice come il gesso in un veicolo di significati complessi, memoria storica e identità contemporanea. L’opera va oltre la riproduzione: diventa narrazione critica, un punto di incontro tra passato e presente, e un invito a interrogarsi sul valore dell’immagine e sulla natura effimera del potere stesso.

 

Titolo: Eco del potere

Materiale: Gesso rinforzato.

Allieva: Arianna De Santis 2DLA

Insegnante: Porf. Arcangelo Favata

Istituto: Liceo Artistico F.Orioli.

Liceo Artistico Statale Francesco Orioli

“Nato dalla terra”

Liceo Artistico Statale Francesco Orioli

“Echi multietnici”

Esther Ridolfi

Manufatto realizzato in argilla bianca con ingobbio, modellato e decorato a mano per valorizzare il contrasto tra superfici e texture naturali. L’opera rappresenta l’incontro tra culture diverse attraverso contaminazioni artistiche che uniscono echi giamaicani e tradizione locale. Simboleggia il dialogo tra identità e natura, espressione di valori universali da tramandare nel tempo.

Liceo Artistico Statale Francesco Orioli

“YOBEL”

Giorgia Bella, Maico Cirella, Chantal Carli, Riccardo Felci, Samuele Ghiacci, Nethmi Pedige Juwam, Era Muca, Flavia Neri, Letizia Ojoc, Agnese Paolucchi, Aurora Pascolini, Marilyn Ruchini, Alessia Stroia, Melany They, Matilde Terri, Chiara Valleriani.

Liceo Artistico Statale Francesco Orioli

“E’ solo un cavallo”

Emma Caccia

Classe 3AGR

A 15 anni partire da un piccolo pezzo di materia informe e ritrovarsi ad aver modellato una delle più rappresentative forme della scultura classica sembra un’impresa, eppure questa alunna ha intrapreso la sfida con calma e metodo, trasferendo questa sensazione di pace anche in chi si ritrova oggi ad osservare il suo manufatto. Il titolo provocatorio “È solo un cavallo” vuole svestire dalla pomposità questo soggetto, che per secoli ha portato condottieri ed eroi sul sentiero dell’eternità, simbolo universale di potenza, nobiltà e forza, restituendolo a se stesso: l’eleganza della forma e la quiete della classica posa equina.
La superficie plastica porta volutamente le tracce della modellazione come racconto visivo del lavorio che ha dato vita alla forma. I segni di stecca e le impronte vengono accentuate da una patina semplice che vorrebbe imitare il passare del tempo.
Quest’opera nasce come omaggio ai gesti antichi e al sapere manuale, che deve essere tramandato per far sopravvivere la ricchezza più grande che possediamo: la cultura. L’iscrizione, intenzionalmente ridondante, vuole fare il verso all’Arte Concettuale, con l’intento di stimolare la più importante riflessione: cosa rimane dell’opera se la si priva dell’energia creatrice, dell’idea, del pathos? solo un piccolo pezzo di materia informe.